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  ilsignoredeglianelli [ Israele. Un nome, una terra, un popolo, una fede, una Legge, una lingua, una civiltà, uno Stato. Un simbolo tra le nazioni. ]
         


22 marzo 2007

"Quel disgraziato di Daniele"

Dovrebbero essere eroi della libera  stampa con la schiena dritta o sacerdoti di un'alta vocazione umanitaria, ma quei disgraziati dei nostri connazionali che finiscono nelle mani del nemico islamista, in Iraq o in Afghanistan, quando tornano si rivelano delle penose macchiette dello spirito penitenziale occidentale. Alla decima riga della corrispondenza della sua vita, scampato alla morte, spettatore dello sgozzamento rituale di un compagno di carcere, incatenato per quindici giorni e trattato come un maiale, come un animale immondo e non come una persona, scambiato al duro prezzo di cinque comandanti militari nemici già tornati a combattere contro di noi, Daniele Mastrogiacomo paragona la galera talebana al carcere di  Guantanamo, dove i fratelli dei suoi mandriani sanguinari hanno servito ogni giorno la dieta rituale islamica e una copia ciascuno del Corano. Liberato grazie alla "comprensione americana" come dice l'ineffabile capo della nostra diplomazia di strada, o da marciapiede, il disgraziato di turno posa con il turbante e la sua djellabah d'ordinanza, e mentre un centinaio di poveracci assedia l'ospedale di Gino chiedendo notizie almeno del corpo  del suo autista e compagno di sventura trucidato, queste figure carnevalesche del Grand Hotel d'Italie aspettano l'aereo giusto, quello con il brand di Emergency, perché non sia mai detto che l'ostaggio atterri con un aereo del Sismi, la vanità degli umanitari non lo consente.
Hanno fatto tutto loro, dicono. La diplomazia pacifista ha dato certo una mano a Dadullah, il mullah che manda i suoi a esplodersi contro i convogli occidentali e italiani, gli ha consentito di alzare il prezzo del riscatto, di essere più efficace nella guerra contro il mondo che odia, il mondo di quel disgraziato di Daniele; ma i due decreti di scarcerazione dei cinque combattenti talebani gli ha firmati quel porco di Karzai, con la complice "comprensione" degli americani, sotto gli occhi stupefatti ma alla fine rassegnati  di quelli che nella provincia di Helmand fanno la guerra ai terroristi venuti dalle madrasse. Si sa, gli italiani. Ezio Mauro ha scritto che intorno a Repubblica si è formata una tribù che ha il raro privilegio, come ha detto, di combinare sovranità e sottomissione al ricatto. Vabbè, lasciamo perdere.  Ma tribù per tribù, meglio l'etica tribale dei talebani, che sanno almeno quel che fanno, del cinico sentimentalismo di chi difende i sodali  senza sapere quello che dice, senza pudore. Fino al rilascio degli ostaggi abbiamo sempre taciuto, e taceremo ancora la prossima volta, ma con la loro liberazione ci riprendiamo la libertà di dire quel che tutti pensano: che la guerra al terrorismo fatta dall'Italia è una farsa di serie B, ma l'accoglienza impudica all'ostaggio è uno spettacolo che agisce come revulsivo.
Fa vomitare.
La Redazione Fonte Il Foglio del 21.03.2007




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